di Tabarelli Chiara

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di Pagano Morgan

di Lo Vetro Simone

di D’Antuono Diego

di Clamer Mattia

di Bisaglia Giada

di Bazzanella Samuel

di Elisabetta Vazzoler

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(di Stefan Wallisch) (ANSA)
BOLZANO, 06 APR – Con le scuole chiuse per l’emergenza coronavirus alcuni ragazzi fanno ancora più fatica a stare in scia. “Serve tanto impegno e tanta fantasia per agganciare i ragazzi che altrimenti si perderebbero per strada”, racconta Raffaele Iovino. L’insegnante di sostegno della scuola media Alfieri di Bolzano, come molti altri prof in giro per l’Italia, ogni giorno va a ‘caccia’ di pc e di ragazzi, un po’ come i medici che si inventano di tutto per trovare un altro letto e non perdere neanche un paziente.
“Il coronavirus ha accentuato ulteriormente la situazione”, spiega. “Chi restava indietro prima, ora rischia di restare definitivamente indietro. Fa detto comunque che non sono i ragazzi a rimanere dispersi, ma le loro famiglie”. I motivi, a grandi linea, sono le difficoltà socio-culturali e socio-economiche. E’ più arduo intervenire sul primo aspetto.
“Andiamo a recuperare ogni singolo studente, chiamandolo anche quasi tutti i giorni”, racconta Iovino. Se il problema è tecnico-informatico una soluzione si trova. “Ci sono famiglie -spiega – senza pc e lavorare su un testo sullo smartphone è praticamente impossibile”. Con il sostegno del preside il prof, che è anche referente per l’informatica della sua scuola, ha recuperato tutti i pc portatili dalla scuola, li ha resi ‘autonomi’ per poi consegnarli uno a uno ai ragazzi che altrimenti non avrebbero potuto né seguire le lezioni via videoconferenza, né fare i compiti. Ai computer della scuola si sono aggiunti altri usati donati da aziende e recuperati dall’Ada in collaborazione con Linux User Group di Bolzano.
“Agganciare” i ragazzi è invece ancora più difficile, quando il corpo docente non riesce a stabilire un contatto con le famiglie. “Allacciare questi rapporti minimi in alcuni casi non è per niente facile”, racconta Iovino. Ci sono famiglie che non rispondono alle chiamate e altre che sono rimaste bloccate in Marocco dopo le ferie di carnevale. “Abbiamo comunque recuperato addirittura ragazzi all’estero”, racconta il prof. Anche sua moglie insegna e conferma che l’impegno è ulteriormente aumentato con l’homeschooling. Per stare dietro a tutti i singoli studenti si lavora anche 10, 12 ore al giorno. “La partita si gioca ora, perché recuperare questi giovani a settembre sarà assai più difficile”, è convinto Iovino.