Non saranno le distanze a cambiare il dono

di Emanela Imprescia

In questi giorni così strani, e a loro modo nuovi per noi, mi è tornato spesso in mente un antico racconto indiano, che si dice sia stato anche usato da Gandhi.

In questo racconto viene immaginato l’inferno come una tavolata attorno alla quale si trovano persone molto magre e denutrite. Il cibo è sulla tavola, al centro, ma le persone sono dotate di cucchiai troppo lunghi per riuscire a portarli alla bocca e così nessuno riesce a mangiare. Il paradiso, invece, è la stessa tavolata con lo stesso cibo al centro e gli stessi cucchiai ma dove tutti mangiano, perché ognuno nutre con il suo cucchiaio chi gli sta di fronte.

Ho pensato a questo racconto per le distanze che impongono i lunghi cucchiai, che sono un po’ le distanze che oggi ci vengono dettate e ci fanno sentire meno uniti, meno solidali, meno inclini verso il bisogno dell’altro, ognuno rinchiuso nella propria casa, nel proprio piccolo mondo circondato, si spera, da alcuni degli affetti più cari. Mi è venuto in mente perché la nostra condizione, positiva o negativa, non dipende dagli strumenti che abbiamo, ma, più spesso, dall’utilizzo che ne facciamo. Queste considerazioni portano a pensare che molto è condizionato dalle nostre scelte e quindi è in nostro potere.

Poter scegliere è una grande forma di libertà e in alcuni casi anche una grande fortuna.

Molti di noi non possono scegliere. Penso ad esempio a chi è malato, a chi si trova in una condizione economica disperata, a chi è privato della libertà.

E’ in questo momento che scende in campo il Dono, quella pratica unica e insostituibile in una società collettiva e solidale. Il Dono quello vero però, quello che non richiede una restituzione, che non giudica e che è fatto con l’esclusivo obiettivo di far del bene a qualcuno e che generalmente va incontro ad un bisogno dell’altro. Non è sempre facile accorgersi del bisogno dell’altro; molto dipende dalla sensibilità che abbiamo verso gli altri, da quanto siamo “connessi” con il mondo e molto probabilmente da quanto siamo abituati a pensare agli altri come ad una risorsa e non come ad un problema e a noi stessi come a parte di un sistema più grande. Il Dono è quel momento in cui il “noi” prende il posto dell’”io”.

Penso ad esempio ai donatori di sangue o di midollo osseo che donano parte di sé senza sapere nemmeno a chi andrà il loro Dono, ma con la consapevolezza di aver salvato una vita con poco del proprio tempo; penso alle associazioni di volontariato che senza ricevere nulla economicamente aiutano chi è in difficoltà e cercano di individuare i bisogni per porvi rimedio; penso ai gruppi di ascolto, al “Telefono amico”, dove alcune persone ascoltano gli sfoghi di chi si sente solo e non ha nessuno che lo possa ascoltare.

Sono moltissime le occasioni in cui si può diventare Dono per qualcun altro, dobbiamo solo imparare ad utilizzare i nostri strumenti, i nostri cucchiai; troveremo sicuramente qualcuno da “nutrire”.

Non priviamoci della gioia che dà fare la differenza nella vita di qualcuno. Anche in questo momento difficile esistono modi per raggiungere chi ha bisogno, dobbiamo solo trovarli.

Non saranno le distanze a cambiare il Dono. Siamo sempre noi a fare la differenza.

Un giorno, un sant’uomo chiese a Dio:

– Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte.

Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.

C’era una grandissima tavola rotonda.

Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.

Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca.

Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato.

Avevano tutti l’aria affamata.

Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.

Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma

poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non

potevano accostare il cibo alla bocca.

Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.

Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.

Dio l’aprì.

La scena che l’uomo vide era identica alla precedente.

C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina.

Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta, però erano ben nutrite, felici e conversavano tra di

loro sorridendo.

Il sant’uomo disse a Dio:

– Non capisco!

– E’ semplice, – rispose Dio -, L’inferno e il paradiso sono identici nella struttura solo che in paradiso hanno imparato che il manico del

cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se stessi, ma permette

di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni

con gli altri!

Quelli all’inferno invece, non pensano che a loro stessi.