di Elisabetta Vazzoler

di Elisabetta Vazzoler




Il Dirigente Scolastico
Marco Fontana
Il nostro giornale scolastico online deve prendere vita anche e soprattutto in questo periodo cosí strano e difficile, che mai si era presentato nella storia della repubblica italiana. Il giornale é un altro dei modi per tenersi in contatto tra noi ed esprimere al meglio cosa proviamo a lavorare a distanza. Non vivere la propria giornata nel consueto edificio scolastico é stata inizialmente una sorpresa magari anche gradita per tutti voi; so anche peró che la scuola significa sicurezza, amicizia, persone fidate, luoghi dove esprimere il proprio pensiero e vivere la propria libertá. Tutto questo, nonostante l’impegno instancabile dei vostri insegnanti, vi é ora negato.

Per me é strano entrare tutti i giorni (perché qualcuno deve pur fare da punto di riferimento per tutti) e non trovare il consueto via vai di studenti, studentesse, insegnanti, educatori e collaboratori; le persone con cui ho a che fare dal vivo sono alcune bidelle e segretarie che a turno mi supportano. Non per questo manca la voglia di lavorare per riaprire la scuola nel modo migliore possibile! In attesa del vostro rientro mettiamo in ordine tutto ció che si puó, ripuliamo ambienti che ne hanno bisogno, sistemiamo documenti e materiali. In vostra assenza sono arrivate anche nuove lavagne multimediali: nella foto che vi mando si vede la 1 C vuota, ordinata e con una LIM in piú, nuova, scintillante e funzionante (l’ho provata personalmente). Sembra un’aula avveniristica e invece é il solito ambiente, solo risistemato e ordinato. Cosí l’aula insegnanti: deserta e in attesa di persone che con impegno stanno lavorando da casa con e per voi. E che dire della palestra? Sembra una struttura avveniristica, invece é solo tirata a lucido: aspetta soltanto il vostro rientro.

Mi tengo in contatto continuamente con i vostri insegnanti che mi raccontano dei successi e delle vostre difficoltá. Alcuni di voi si danno da fare con computer o tablet, altri con il telefonino, altri ancora fanno esercizi sul quaderno e sul libro. Avete imparato in fretta ad usare piattaforme per l’insegnamento a distanza, a convertire file in altri formati, a mandare email con allegati e a fare test online. Tutto questo cercando di imparare argomenti con il supporto, certamente, dei vostri insegnanti, ma con difficoltá aumentate dalla distanza. Questo va a vostro onore. Raccomando a quei pochi che non si stanno impegnando di mettersi sotto: l’istruzione é un bene prezioso per voi, per la vostra crescita, per il vostro futuro. Un giorno Bolzano, l’Italia, l’Europa, il mondo avranno bisogno delle vostre competenze per affrontare crisi gravi come quella che stiamo vivendo ora e forse anche di piú; solo persone in gamba e che si saranno date da fare sapranno rispondere e garantire un futuro per tutti.
Mentre faccio queste riflessioni osservo il quartiere dalle finestre del mio ufficio di presidenza. Ci vedremo presto qui con tanta voglia di imparare insieme.
di Elisabetta Vazzoler

Care ragazze e cari ragazzi,
Anch’io ho tanta nostalgia di come erano le cose prima…..

Spero di rivedervi presto!

di Elisabetta Vazzoler

Care/i ragazze/i,
oggi è trascorso esattamente un mese dalla nostra forzata separazione. Sembra sia passato un secolo e non è ancora facile accettare tutto ciò.
Da un giorno all’altro è cambiata la nostra routine quella che, malgrado tutto, ci rassicurava.
Le nostre giornate sono ora scandite da ritmi diversi, abbiamo l’occasione di viverci l’affetto dei nostri cari e siamo sempre alla ricerca di sentire vicini i nostri amici. Abbiamo il bisogno di sapere che tutti stiano bene, malgrado tutto, e diventiamo più apprensivi per coloro che sappiamo essere più fragili.
Ma anche se ci sembra di stare fuori posto in un terribile incubo per la tanta e crudele sofferenza che vediamo intorno a noi e nel mondo, restiamo comunque noi stessi. Non lo dimenticate!! Non smettete di avere pazienza, di affrontare un giorno dopo l’altro e soprattutto non smettete di Sognare, di coltivare la Speranza e di proiettarvi nel vostro futuro.
In questo momento condividiamo tutti, grandi e piccoli, un miscuglio di emozioni… e che emozioni, che danzano fuori e dentro di noi!
Da questa esperienza ne usciremo tutti più FORTI, ne sono certa.
Ciò che stiamo attraversando ci farà crescere come persone, ci renderà più sensibili verso gli altri e vedremo la vita con occhi nuovi e con la grande voglia di vivere e respirare aria di libertà.
Mi manca molto ritrovarci al mattino nel cortile della nostra scuola, pronti per affrontare una nuova giornata assieme….
Mi manca il vostro girare nei corridoi ed io a chiedervi cosa stiate facendo!
Mi manca la vostra vivacità durante la pausa…
Mi manca la vostra grande energia.
Siamo una grande comunità.
Anche se in modi e tempi diversi, ognuno di noi continuerà a starvi vicino e a prendersi cura di ciascuno di voi, come facciamo sempre, perché ci state proprio a cuore.
Quindi… FORZA ALFIERI!!! …Andrà tutto bene!!!
Un caro saluto a tutti i “miei alunni” della scuola
proffe Pellicano’

di Emanela Imprescia
In questi giorni così strani, e a loro modo nuovi per noi, mi è tornato spesso in mente un antico racconto indiano, che si dice sia stato anche usato da Gandhi.
In questo racconto viene immaginato l’inferno come una tavolata attorno alla quale si trovano persone molto magre e denutrite. Il cibo è sulla tavola, al centro, ma le persone sono dotate di cucchiai troppo lunghi per riuscire a portarli alla bocca e così nessuno riesce a mangiare. Il paradiso, invece, è la stessa tavolata con lo stesso cibo al centro e gli stessi cucchiai ma dove tutti mangiano, perché ognuno nutre con il suo cucchiaio chi gli sta di fronte.
Ho pensato a questo racconto per le distanze che impongono i lunghi cucchiai, che sono un po’ le distanze che oggi ci vengono dettate e ci fanno sentire meno uniti, meno solidali, meno inclini verso il bisogno dell’altro, ognuno rinchiuso nella propria casa, nel proprio piccolo mondo circondato, si spera, da alcuni degli affetti più cari. Mi è venuto in mente perché la nostra condizione, positiva o negativa, non dipende dagli strumenti che abbiamo, ma, più spesso, dall’utilizzo che ne facciamo. Queste considerazioni portano a pensare che molto è condizionato dalle nostre scelte e quindi è in nostro potere.
Poter scegliere è una grande forma di libertà e in alcuni casi anche una grande fortuna.
Molti di noi non possono scegliere. Penso ad esempio a chi è malato, a chi si trova in una condizione economica disperata, a chi è privato della libertà.
E’ in questo momento che scende in campo il Dono, quella pratica unica e insostituibile in una società collettiva e solidale. Il Dono quello vero però, quello che non richiede una restituzione, che non giudica e che è fatto con l’esclusivo obiettivo di far del bene a qualcuno e che generalmente va incontro ad un bisogno dell’altro. Non è sempre facile accorgersi del bisogno dell’altro; molto dipende dalla sensibilità che abbiamo verso gli altri, da quanto siamo “connessi” con il mondo e molto probabilmente da quanto siamo abituati a pensare agli altri come ad una risorsa e non come ad un problema e a noi stessi come a parte di un sistema più grande. Il Dono è quel momento in cui il “noi” prende il posto dell’”io”.
Penso ad esempio ai donatori di sangue o di midollo osseo che donano parte di sé senza sapere nemmeno a chi andrà il loro Dono, ma con la consapevolezza di aver salvato una vita con poco del proprio tempo; penso alle associazioni di volontariato che senza ricevere nulla economicamente aiutano chi è in difficoltà e cercano di individuare i bisogni per porvi rimedio; penso ai gruppi di ascolto, al “Telefono amico”, dove alcune persone ascoltano gli sfoghi di chi si sente solo e non ha nessuno che lo possa ascoltare.
Sono moltissime le occasioni in cui si può diventare Dono per qualcun altro, dobbiamo solo imparare ad utilizzare i nostri strumenti, i nostri cucchiai; troveremo sicuramente qualcuno da “nutrire”.
Non priviamoci della gioia che dà fare la differenza nella vita di qualcuno. Anche in questo momento difficile esistono modi per raggiungere chi ha bisogno, dobbiamo solo trovarli.
Non saranno le distanze a cambiare il Dono. Siamo sempre noi a fare la differenza.
Un giorno, un sant’uomo chiese a Dio:
– Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno.
Dio condusse il sant’uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.
C’era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato.
Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma
poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non
potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.
Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l’aprì.
La scena che l’uomo vide era identica alla precedente.
C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però erano ben nutrite, felici e conversavano tra di
loro sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio:
– Non capisco!
– E’ semplice, – rispose Dio -, L’inferno e il paradiso sono identici nella struttura solo che in paradiso hanno imparato che il manico del
cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se stessi, ma permette
di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni
con gli altri!
Quelli all’inferno invece, non pensano che a loro stessi.
La Prof.ssa Vazzoler…..vi osserva!
#insiemecelafaremo